You are currently viewing Thailandia: il successo nella lotta al Coronavirus ha un lato oscuro

La Thailandia rappresenta un successo nella lotta al Coronavirus. Ma c’è un lato oscuro, di cui pochi parlano, ed è il record di suicidi raggiunto dall’inizio della pandemia.

Bangkok. Suchart Prasomsu, 53 anni, dal suo negozietto dove vende principalmente riso, gestisce una squadra di soccorso.

Insieme ai suoi 30 volontari si reca sulla scena di un crimine o di un incidente d’auto (nel 2019 la Thailandia si è confermata il secondo paese al mondo, subito dopo la Libia, per numero di decessi in incidenti stradali) per recuperare i corpi, anche di coloro che muoiono da soli nelle loro case.

Da quando è iniziata la pandemia il suo compito è diventato anche quello di evitare che qualcuno si tolga la vita.

In vetrina tra le pile di sacchi di riso sbucano le taniche di disinfettante, usato per igenizzare gli appartamenti di chi ha contratto il Covid-19; una muta che – Suchart indossa per recuperare il corpo di qualcuno che si è buttato nel fiume – un altarino buddista, un gabbia per uccelli e il suo barboncino, Leon.

Parcheggiato fuori c’è il suo motorino, indispensabile per districarsi nel traffico di Bangkok.

In sottofondo, due radioline sempre accese: una intercetta le segnalazioni della polizia nel suo distretto, sulle rive del Chao Praya; l’altra tutte quelle che riguardano la Thailandia centrale.

Suchart lavora come volontario da 30 anni. Dice che i casi di suicidio hanno visto un’impennata da quando il Paese ha annunciato il lockdown generale, il 26 Marzo, per fermare il diffondersi del Coronavirus.

Con il suo team ha risposto ad almeno 20 segnalazioni di tentativi di suicidio.

Racconta la storia di una giovane donna che aveva tentato di togliersi la vita dopo aver perso il lavoro in fabbrica.

L’ha trovata sul cornicione che stava per saltare di sotto quando è arrivato lui, e poco a poco l’ha convinta a retrocedere e mettersi in salvo.

E poi ricorda di quelle altre volte in cui non ha fatto in tempo, e non ha trovato altro che un paio di flip-flops ad aspettarlo. 

“ A quel punto spetta ai sommozzatori recuperare il corpo, cerchiamo almeno di fargli avere una giusta cerimonia”.

A quel punto spetta ai sommozzatori recuperare il corpo, cerchiamo almeno di fargli avere una giusta cerimonia

Thailandia venditore ambulante

In Thailandia la battaglia contro il Coronavirus ha rappresentato un successo ma si è rivelata una tragedia da un punto di vista sociale

Tra i Paesi con il numero di contagi più bassi al mondo, con 3000 casi confermati e 58 morti, gli epidemiologi thailandesi attribuiscono questa vittoria al sistema sanitario nazionale, tra i più efficienti al mondo; e alla decisone di chiudere tutto in tempo e in maniera rigorosa ed efficace.

Ma come in molti altri Paesi le misure restrittive hanno causato sconvolgimenti e disagi a causa di un repentino blocco dell’economia.

Negozi, uffici, centri commerciali, mercati, aziende, fabbriche, palestre, ristoranti, bar sono stati costretti a chiudere.

I voli nazionali e intercontinentali sono stati lasciati a terra. Alla gente è stato ordinato di rimanere a casa, di uscire solo per motivi urgenti e solo indossando la mascherina.

I pochi esercizi rimasti aperti, come i negozi di prima necessità, si sono dovuti organizzare con santificazioni e strumenti per prendere la temperatura.

A maggio il governo ha rallentato le restrizioni e piano piano, a luglio, le attività hanno riaperto.

Il dr. Varoth Chotpitayasunondh, psichiatra e portavoce del Ministero della Salute Pubblica, ha affermato che il Covid-19 è sotto controllo, e che ora il governo si trova ad affrontare un’altra emergenza sanitaria: “ Il prossimo problema sarà la salute mentale dei cittadini e l’alto rischio di suicidi”.

Secondo i dati dell’OMS, la Thailandia è il paese dell’ASEAN con il maggior numero di suicidi, 14.4 per 100.000 persone- la media globale è di 10.6 per 100.000 persone-.

Il governo cerca di minimizzare questo dato allarmante, ma non può fare a meno di riconoscere che la crisi economica a causa della pandemia e la conseguente disoccupazione generale porteranno ad un aumento dei casi di suicidio.

Lo scorso marzo, per contrastare le difficoltà imposte dal lockdown, il governo thailandese ha lanciato un programma di aiuti finanziari: 5000 Thai Baht (150$) al mese, per tre mesi, destinati a chi ha perso il lavoro.

Quasi 29 milioni di persone hanno fatto domanda per avere questo contributo, a metà maggio, circa 16 milioni lo hanno ricevuto. Ma c’è ancora un’ enorme fetta di popolazione che, a causa di ritardi e restrizioni, il sussidio non lo riceverà mai.

Ne viene fuori un quadro di totale disperazion

La comunione e la connessione tra e persone si possono controllare. Si può fare in modo che ci si aiuti vicendevolmente.

Con gesti consapevoli possiamo controllare i contagi, ma la pandemia farà il suo corso.

Quello che possiamo fare è controllare noi stessi. Possiamo prenderci cura di noi, delle nostre famiglie e della nostra comunità.

Capire quale sia il processo mentale che spinge una persona a commettere un atto così terribile come quello di togliersi la vita, permette di prevenire che altri arrivino a tanto. Se una persona si ritrova senza lavoro e non può pagare i sui debiti, può trovare il supporto in altri ambiti. Avere una famiglia forte alle spalle, attenta e premurosa, può aiutare.

A Ratchaburi, una provincia a un’ora da Bangkok, Samart Thermungpak, 40 anni, muratore, ha tentato di ammazzarsi. Pranee, 38 anni, sua moglie, dice che ha avuto una sorta di depressione e ha iniziato a bere (l’alcolismo è un altro serio problema in Thailandia). Lei soffre di crisi epilettiche e non può lavorare, in più assiste sua madre anziana.

Dopo che il cantiere dove lavorava ha chiuso e i 5.000 baht non sono arrivati, Samart non ha retto la pressione psicologica. I sui tre figli lo hanno implorato di non suicidarsi e di resistere per loro.

Lui ha cambiato idea in quel momento, ma poi ci ha provato altre tre volte.

Tutta la comunità si è stretta attorno alla famiglia di Samart e Pranee. Hanno raccolto i 5.000 baht per loro e anche la polizia locale si è messa a disposizione per supportarli. Il padrone della terra su cui vivono è d’accordo che per il momento non paghino l’affitto e i volontari gli fanno visita spesso rassicurandoli che tutti sono lì per prendersi cura di lui.

Pranee è fiduciosa e continua a ripetergli due cose molte importanti: la prima è che la sua famiglia lo ama profondamente e la seconda è che un giorno lui starà meglio e questa situazione finirà.

Nella Thailandia che amo si distribuisce cibo gratuito. Coloro che hanno la possibilità donano riso, olio, acqua e uova fresche. Chi ha bisogno ha pasti assicurati.

“ Se ci prendiamo cura di “ noi” supereremo questo momento e torneremo più forti di prima”.

La comunione e la connessione tra e persone si possono controllare. Si può fare in modo che ci si aiuti vicendevolmente.

Con gesti consapevoli possiamo controllare i contagi, ma la pandemia farà il suo corso.

Quello che possiamo fare è controllare noi stessi. Possiamo prenderci cura di noi, delle nostre famiglie e della nostra comunità.

Capire quale sia il processo mentale che spinge una persona a commettere un atto così terribile come quello di togliersi la vita, permette di prevenire che altri arrivino a tanto. Se una persona si ritrova senza lavoro e non può pagare i sui debiti, può trovare il supporto in altri ambiti. Avere una famiglia forte alle spalle, attenta e premurosa, può aiutare.

A Ratchaburi, una provincia a un’ora da Bangkok, Samart Thermungpak, 40 anni, muratore, ha tentato di ammazzarsi. Pranee, 38 anni, sua moglie, dice che ha avuto una sorta di depressione e ha iniziato a bere (l’alcolismo è un altro serio problema in Thailandia). Lei soffre di crisi epilettiche e non può lavorare, in più assiste sua madre anziana.

Dopo che il cantiere dove lavorava ha chiuso e i 5.000 baht non sono arrivati, Samart non ha retto la pressione psicologica. I sui tre figli lo hanno implorato di non suicidarsi e di resistere per loro.

Lui ha cambiato idea in quel momento, ma poi ci ha provato altre tre volte.

Tutta la comunità si è stretta attorno alla famiglia di Samart e Pranee. Hanno raccolto i 5.000 baht per loro e anche la polizia locale si è messa a disposizione per supportarli. Il padrone della terra su cui vivono è d’accordo che per il momento non paghino l’affitto e i volontari gli fanno visita spesso rassicurandoli che tutti sono lì per prendersi cura di lui.

Pranee è fiduciosa e continua a ripetergli due cose molte importanti: la prima è che la sua famiglia lo ama profondamente e la seconda è che un giorno lui starà meglio e questa situazione finirà.

Nella Thailandia che amo si distribuisce cibo gratuito. Coloro che hanno la possibilità donano riso, olio, acqua e uova fresche. Chi ha bisogno ha pasti assicurati.

“ Se ci prendiamo cura di “ noi” supereremo questo momento e torneremo più forti di prima”.

Ne viene fuori un quadro di totale disperazione

Ad aprile, una donna ha ingerito veleno per topi, all’uscita del Ministero delle Finanze, per protestare contro i tempi lunghi per ricevere questo aiuto. È sopravvissuta.
Pochi giorni dopo, sempre nello stesso posto, un dimostrante si è ammazzato davanti a tutti.

Semchai Preechasilapkul è un professore dell’Università di Chiang Mai, che studia l’impatto che la politica del governo ha sui poveri urbani; ha criticato la lentezza e la discontinuità con le quali sono stati distribuiti questi aiuti.
Mentre alcuni hanno ricevuto lo stipendio dopo un paio di settimane, molti altri hanno dovuto aspettare un mese, a volte più, nell’incertezza di essere eleggibile per ottenerlo oppure no.
Preechasilapkul è un forte sostenitore della politica di chiusura adottata dal governo per contenere il virus e la sua corsa; ma allo stesso tempo ritiene che un successo totale contro il Covid-19 passi anche per una distribuzione più veloce e più equa dei sussidi alle famiglie.

Il sistema si è impigliato in milioni di cavilli burocratici, mentre più della metà della popolazione non riusciva a mettere un piatto in tavola.

“ Se la gente muore suicida perché in preda alla disperazione, è un segno evidentemente che questa politica anticovid non ha davvero funzionato”, ha affermato il professore.

Un suo studio ha mostrato che almeno la metà degli 80 casi di suicidio riscontrati in aprile, sono legati alla difficoltà di sopravvivenza nella crisi finanziaria in corso.

Da allora il governo thailandese ha ampliato gli incentivi, includendo più persone nel programma.

Allo stesso tempo ha sottolineato come oggi si debba far fronte alla crisi economica, nello stesso modo in cui ieri si è lottato per il virus. “ Bisogna stringere i denti!”
La pandemia è e sarà ad oggi la sfida più grande che il governo dovrà affrontare. La salute mentale della popolazione è messa a dura prova.

Ero accaduto anche nel 1997, a seguito di una grossa crisi finanziaria che aveva colpito il Sud Est Asiatico.

Nei dati si leggono simili comportamenti di ora: un aumento graduale di suicidi che è durato per i 5 anni successivi. 8.5 casi di morti suicide su 100.000.
Un fatto sconcertante.

Le Nazioni Unite hanno pubblicato un documento allarmante sull’impatto del Covi-19 sulla psicologia dell’essere umano, definendolo “ una sfida di cui occuparsi urgentemente.

L’isolamento, l’incertezza e l’instabilità economica possono causare stress psicologico che non bisogna sottovalutare per nessuna ragione”.

Il devastante impatto economico del lockdown è in espansione in tutto il mondo e le proiezioni per il futuro non sono rosee.
Le Nazioni Unite prevedono che una recessione globale porterà ad un ribaltamento degli stili di vita, che avevano conosciuto una forte crescita negli ultimi 50 anni.

Si stima che le misure di lockdown si tradurranno in 195 milioni di persone senza lavoro, milioni saranno sottoccupati e 1.6 miliardi di lavoratori occasionali, o in nero, soffriranno di entrate molto ridotte.

Questa situazione include i venditori ambulanti, i banchi dei mercati, gli operatori domestici e i manutentori, forza lavoro che rappresenta una fetta importante dell’economia nei Paesi in via di sviluppo.

In Thailandia, molti settori cruciali per la macchina economica del Paese, hanno subito una battuta d’arresto. I cantieri hanno chiuso, gli uffici, i negozietti di massaggi sono stati chiusi.
Il turismo, che rappresenta il 20% del PIL, è precipitato con le chiusure delle frontiere, e i voli tenuti a terra, e nessuno sa quando ripartirà.

Il settore manifatturiero rappresenta un altro 30% del PIL, ma tutte le fabbriche hanno abbassato le saracinesche nell’incertezza di cosa accadrà alle esportazioni.

Se il suicidio è sicuramente una conseguenza estrema nella scia di tutto quello che la pandemia ha portato con se, lo stress, il crollo emotivo, l’esaurimento nervoso e gli stati depressivi sono di certo esacerbati e riguarderanno un numero di persone in crescita.

Virat Paotong, 53 anni, guidatore di Tuc Tuc, è seduto in fila aspettando di fare domanda per il 5.000 Baht.
Insieme a lui, centinaia di altre persone, tutte munite di mascherina, sono arrivati prima dell’alba.

Gli viene misurata la temperatura e poi gli viene chiesto di aspettare il loro turno, a un metro e mezzo di distanza gli uni dagli altri.
Con al sua camicia celeste e i pantaloni che gli cascano in vita, probabilmente più grandi di un paio di taglie, Virat attende fiducioso.

Il suo padrone di casa ha minacciato di sfarttarlo, lui e sua moglie sono indietro con l’affitto di due mensilità.

E se salta di pagare un’altra rata del suo Tuc Tuc, perderà anche quello.

Con il suo “ taxi” riusciva a malapena a racimolare qualcosa come 150 baht al giorno (4.70$)- molto meno di quello che gli serve per pagare la benzina- e alcuni giorni neanche quelli.
Prima del lockdown riusciva senza problemi a portare a casa un migliaio di baht al giorno.
Virat si accorge che la sua richiesta di sussidio è stata annullata, senza nessuna spiegazione; dovrà rifare la documentazione.

Pratung Dechraksa, 75 anni, si è recato all’ufficio delle finanze per capire per quale motivo la sua applicazione sia stata respinta.

Fa la venditrice ambulante, con il suo carretto vende banane fritte per la città.

Con il lockdown nessuno le compra più.

Suo figlio Thitakarn Dechraksa, 50 anni, aspetta in fila con lei, faceva l’addetto alla sicurezza ma è stato licenziato i primi di marzo.
Ora si arrangia con qualche lavoretto qua e là.

In aprile è riuscito a mettere insieme 80 $ partecipando ai lavori per la costruzione di un laghetto artificiale, ma è da allora che non lavora.
Lui e sua madre si arrangiano cercando da mangiare nel quartiere, chiedendo credito a qualche negoziante; a volte riesce a pescare dal fiume; a volte riescono a raccogliere un pò di erba per una zuppa.

Luddawan Pluemarom, 53 anni, è venuta per lo stesso motivo.

Fare luce sul perché la sua domanda non sia stata accettata. Dopo che la fabbrica vicino casa sua ha chiuso, anche la sua lavanderia è finita.

Sopravviveva lavando le uniformi degli operai. A un certo punto si è messa a seguire un tutorial sul YouTube su come fare i plum cake alla banana, per vendere alle caffetterie della zona.

Ma poi, hanno chiuso anche quelle. Fa un solo pasto al giorno, e il resto del tempo lo passa leggendo le news e scrollando il suo cellulare. Nota le notizie dei suicidi, ma non vi ci sofferma, perché le fa troppo male. È una situazione troppo difficile da sostenere.

La Thailandia ha tenuto sotto controllo il diffondersi del Cornavirus anche grazie ad una vasta rete di quasi 1 milione di volontari sanitari che sono andati porta a porta anche nei villaggi più remoti a monitorare le temperature, dispensando consigli sull’igiene pubblica e dissipando il più possibile la falsa informazione.
Durante la notte si occupavano di cucire le mascherine e di giorno le distribuivano tra le persone.

Ora, questi stessi volontari hanno ricevuto un training per riconoscere i segni di stress o stati depressivi e segnalarli agli uffici di igiene mentale. Ce n’è uno in ogni provincia della Thailandia.

Il vaccino per la mente

Il Dipartimento di Salute Pubblica ha lanciato un programma davvero interessante per aiutare chi accusa problemi seri di stress-, e include un piano chiamato “ vaccino per la mente” composto da linee guida su come gestire mentalmente la crisi mondiale che stiamo attraversando.

Chotpitaysumondth ha descritto come questo programma sia stato pensato in 3 parti:

  • Un vaccino individuale
  • Un vaccino indirizzato alle famiglie
  • Un vaccino per sostenere la comunità.

Per accrescere il senso di autostima e di utilità e far ritrovare uno scopo a chi si ritrova senza nulla, il piano suggerisce che il villaggio di appartenenza offra del lavoro volontario.

Alle famiglie viene proposto di condividere il proprio peso e le proprie preoccupazioni legate alla pandemia.

Per coloro che hanno perso il lavoro ci si può organizzare cucinando cibo da distribuire ai mercati locali.
Le comunità devono sentirsi al sicuro e supportate, per essere il punto di riferimento di tutti, e devono fornire informazioni misurate riguardo al Covid-19 e consigli su come affrontare possibili stati depressivi, di ansia e di stress.
I capi villaggio sono parte integrante di questo programma e aiutano le persone a trovare la forza nella comunità stessa, appoggiandosi a vicenda.

Cosa si può controllare cosa no

La comunione e la connessione tra e persone si possono controllare.

Si può fare in modo che ci si aiuti vicendevolmente.
Con gesti consapevoli possiamo controllare i contagi, ma la pandemia farà il suo corso.
Quello che possiamo fare è controllare noi stessi.

Possiamo prenderci cura di noi, delle nostre famiglie e della nostra comunità.

Capire quale sia il processo mentale che spinge una persona a commettere un atto così terribile come quello di togliersi la vita, permette di prevenire che altri arrivino a tanto.

Se una persona si ritrova senza lavoro e non può pagare i sui debiti, può trovare il supporto in altri ambiti. Avere una famiglia forte alle spalle, attenta e premurosa, può aiutare.

A Ratchaburi, una provincia a un’ora da Bangkok, Samart Thermungpak, 40 anni, muratore, ha tentato di ammazzarsi.

Pranee, 38 anni, sua moglie, dice che ha avuto una sorta di depressione e ha iniziato a bere (l’alcolismo è un altro serio problema in Thailandia).

Lei soffre di crisi epilettiche e non può lavorare, in più assiste sua madre anziana.
Dopo che il cantiere dove lavorava ha chiuso e i 5.000 baht non sono arrivati, Samart non ha retto la pressione psicologica. I sui tre figli lo hanno implorato di non suicidarsi e di resistere per loro.
Lui ha cambiato idea in quel momento, ma poi ci ha provato altre tre volte.

Tutta la comunità si è stretta attorno alla famiglia di Samart e Pranee.

Hanno raccolto i 5.000 baht per loro e anche la polizia locale si è messa a disposizione per supportarli.

Il padrone della terra su cui vivono è d’accordo che per il momento non paghino l’affitto e i volontari gli fanno visita spesso rassicurandoli che tutti sono lì per prendersi cura di lui.
Pranee è fiduciosa e continua a ripetergli due cose molte importanti: la prima è che la sua famiglia lo ama profondamente e la seconda è che un giorno lui starà meglio e questa situazione finirà.

Nella Thailandia che amo si distribuisce cibo gratuito. Coloro che hanno la possibilità donano riso, olio, acqua e uova fresche. Chi ha bisogno ha pasti assicurati.

“ Se ci prendiamo cura di “ noi” supereremo questo momento e torneremo più forti di prima”.

Margherita Monti

Antropologa ambientale, consulente internazionale per UNESCO e IUCN, si batte da anni per la conservazione e protezione della natura. Ha visitato 175 paesi del mondo, appassionata di immersioni, trekking e meditazione.

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