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La vita è cambiamento

La vita è sempre in movimento e cambiamento. Alimentati dai frutti del sole e della terra, dell’acqua e dell’aria, cresciamo e creiamo continuamente, distruggiamo e moriamo, organizziamo la nostra vita e quella degli altri.

E mentre cambiamo il mondo cambia con noi. La comunità umana cresce sempre di più e diviene sempre più complessa, esigendo, pertanto, sempre più dal mondo naturale. Ogni giorno attingiamo sempre di più dalla riserva delle risorse della Terra, usiamo queste risorse in quantità sempre maggiore e, nel far questo, produciamo sempre più rifiuti di ogni genere.

Il cambiamento produce cambiamento, poi si alimenta del proprio impulso finché, alla fine, l’intero Pianeta sembra acquistare sempre più velocità e andare verso una profonda trasformazione

Sono in corso tre tipi di cambiamento: il cambiamento lento e graduale tipico della nostra vita quotidiana e quello rapido, sistemico, che si verifica quando un modello passa da uno stato di equilibrio a un altro, un passaggio che avviene di sorpresa

Il terzo tipo di cambiamento, in cui si fondono elementi dei primi due tipi viene descritto da un esperimento. 

La teoria dei mucchi di sabbia

Bak e Chen, fisici del Brookhaven National Laboratory, cominciano col prendere in esame una cosa molto semplice: i mucchi di sabbia. Osservano molto attentamente la sabbia che viene versata, granello per granello, su un tavolo, formare un mucchio, che diventa sempre più alto.

Con immagini video a rallentatore e con le simulazioni al computer, contano esattamente quanti granelli di sabbia cadono dal mucchio ogni volta che un nuovo granello si posa in cima alla pila. talvolta, man mano che il monte cresce, un unico granello di sabbia provoca una piccola valanga. Più raramente, si verificano anche valanghe più piccole, sempre provocate da un unico granello di sabbia.

Ma le possibilità che si verifichi una valanga, indipendentemente dalle sue dimensioni, aumentano lentamente in conseguenza dell’accumulo degli impatti di tutti i granelli di sabbia. Piccoli cambiamenti modificano la configurazione del mucchio di sabbia e, alla fine, lo rendono più esposto a maggiori cambiamenti. 

Sembra che la maggior parte dei granelli di sabbia che cade rimuova soltanto pochi altri granelli e abbia uno scarso effetto sull’intero mucchio. Eppure, anch’essi hanno una profonda influenza su ciò che accade in seguito. In effetti, creano le potenzialità di cambiamenti futuri, piccoli o grandi che siano.

Sorprendentemente, esiste un preciso rapporto matematico tra il numero di granelli di sabbia rimossi da ogni nuovo granello e la frequenza con cui si verificano i vari tipi di valanghe.

È importante notare, tuttavia, che questa reazione vedibile del mucchio di sabbia ad ogni granello che cade non può verificarsi prima che il mucchio stesso raggiunga il cosiddetto stato critico, in cui ogni granello è in contatto fisico diretto o indiretto come il resto del mucchio di sabbia (va detto che questi mucchi di sabbia non raggiungono mai l’equilibrio).

Ma quando si versa abbastanza sabbia da formare un unico mucchio, e quando c’è contato fisico tra tutti i granelli di sabbia, ogni nuovo granello invia “ echi di forza” del suo impatto, per quanto debole, a tutto il mucchio o dandogli una nuova forma.

In questo senso, il mucchio di sabbia “ ricorda” l’impatto di ogni granello che vi cade sopra e immagazzina olisticamente (ed olograficamente) quel ricordo nella posizione fisica di tutti i granelli in rapporto l’uno all’altro e nella completa forma tridimensionale del mucchio.

Le fasi di sviluppo della vita umana

La teoria del mucchio di sabbia – criticità auto-organizzata– è una metafora irresistibile; si può cominciare applicandola alle fasi di sviluppo della vita umana.

La formazione dell’identità è affine alla formazione del mucchio di sabbia, poiché ogni persona è unica e viene influenzata dagli eventi in maniera diversa. Una personalità raggiunge lo stato critico una volta che si sono rivelati i contorni fondamentali della sua caratteristica conformazione; poi l’impatto di ogni nuova esperienza si ripercuote sul complesso della personalità, sia direttamente, nel momento in cui si verifica, sia indirettamente, preparando il campo per cambiamenti futuri.

Ma talvolta, a metà della vita, i granelli cominciano ad accatastarsi come se l’intero mucchio stesse ancora salendo, ancora in cerca della sua forma matura.

L’instabile configurazione che ne risulta rende la persona vulnerabile ad una cascata di cambiamenti. In termini psicologici, questo fenomeno viene definito cambiamento della mezza età, una valanga emozionale che sprigiona la forza complessiva di molti piccoli cambiamenti accumulatisi nel tempo.

Quando arriva, e può essere scatenato da un unico evento traumatico, questo grande cambiamento  può provocare il consolidamento della personalità, lasciandone essenzialmente inalterata la configurazione matura, ma con lati più spessi e una massa maggiore.

Il cambiamento nella nostra (anche mia) vita

Una ragione per cui sono attratta da questa teoria è che mi ha aiutato a comprendere ed accettare il cambiamento nella mia vita.

Cosa ancora più importante mi ha aiutato ad affrontare la malattia e le cure e tutte le conseguenze. Dopo questi tragici episodi e dopo diversi cambiamenti accumulatisi immediatamente prima, ho sentito come se la mia vita fosse diventata , secondo la terminologia di Bak e Chen, supercritica: diverse esperienze dolorose sono andate accumulandosi l’una sull’altra, ma il cambiamento mi è precipitato addosso, e ho dovuto ristabilirmi in quella che prima mi era sembrata la maturità, ma che adesso sembra più piena e più profonda.

Oggi guardo in avanti, verso il futuro, con una consapevolezza più chiara di me e del lavoro che spero ancora di compiere nel mondo.

Il leggendario psicologo Erik Erikson fu il primo a documentare e a descrivere le fasi evolutive della vita e che tutti noi attraversiamo. Osservò anche le consecutive e prevedibili crisi che affrontiamo mentre passiamo da una fase a quella successiva, spiegando che esse risultano talvolta necessarie per non rimanere bloccati in un conflitto irrisolto che ci impedisce di continuare a crescere.

La generatività – La comunione e la fiducia reciproca

Ora, a quarant’anni suonati, ho raggiunto la fase in cui, nei termini usati da Erikson, il punto focale è rappresentato dalla “ generatività”. È quel momento della vita in cui la maggior parte delle persone, secondo Erikson, sono pronte ad andare al di là del raggiungimento della comunione e della piena fiducia reciproca con un altro individuo. L’esito positivo di questa lotta fa nascere la capacità di prendersi cura di molte altre persone e di creare e guidare la generazione successiva. 

La generatività, quindi, emerge durante la fase più produttiva e fertile della vita di una persona: la cosa più importante diviene la volontà di essere fecondi per il futuro.

Può tutto questo aiutarci a comprendere l’attuale fase del rapporto tra l’umanità e la Terra? Forse si può dire che la civiltà ha superato la fase subcritica o formativa e ha da poco raggiunto la configurazione matura di comunità mondiale o villaggio globale.

Siamo davvero pronti a passare dal nostro modo di pensare a breve termine ad uno a lungo termine?

Rispondere a queste domande è difficile, se non addirittura impossibile, sia perché i cambiamenti attualmente in corso hanno preso forma in un lungo periodo, sia perché ciò che sta accadendo alla civiltà e al rapporto tra la razza umana e l’ambiente è ora davvero di natura globale ( leggi qui, altro articolo sulla minaccia dell’integrità del sistema ecologico globale).

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